Sulla fotografia della vita quotidiana d'una contagiata

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"La macchina fotografica come sempre era poggiata in qualche angolo della casa.
L’ho presa tra le mani e ho fatto quello che mi viene naturale fare ma, per la prima volta, la storia era esplicitamente mia e non solo: non avevo scampo, potevo solo assecondare me stessa e guardarmi.
Quando Pino mi ha chiesto di vedere le foto che avevo scattato in quei giorni di solitudine e coraggio ero restia, "quelli che hanno veramente qualcosa da dire non parlano", gli ho risposto che le avevo scattate per me soltanto, per resistere, per dare un senso a quanto mi stava accadendo ma, soprattutto, perché avevo paura e volevo che, se qualcosa andava storto, ci fosse traccia di quanto vissuto.
Non volevo condividerle, la riservatezza nasce dalla necessità di difendersi da chi può e sa far male, non volevo che qualcosa che mi apparteneva finisse nel frullatore dello spettacolo, è facile fotografare oltre i propri occhi, complicato fotografare quello che è dentro.
Un caro amico un giorno mi ha detto "siamo la nostra biografia", raccontarla significa donare qualcosa all'altro e... aveva ragione.
Ho scattato queste foto e, come ogni volta, non sono più solo mie, sono già oltre il mio tempo.
Le parole di Pino, il nostro scambio di mail, mi hanno fatto vedere le cose in modo più chiaro. Mi mandó uno scritto, come solo lui sa fare, da allora sono passati sei mesi e quello che mi porto dentro non è solo la paura e l’impotenza di quei giorni ma, soprattutto la stanchezza di quelli che sono venuti e che tutt’ora vivo “camminando dentro la mia vita che non è più la stessa.”
Resistere in questo vuoto è dovere ma, confesso che sono molto stanca... e la rabbia che ho sempre cercato di trasformare in qualcosa di buono, ora è troppa verso un mondo indegno lasciato tutto sulle spalle di pochi, oggi e domani.
Sono passati sei mesi e vorrei poter dire che sto bene e che va tutto bene, ma non è così.
Da soli non si va da nessuna parte e per quanto la bellezza la cerchi in ogni soffio di vento, quello che sto sentendo è una fotografia mossa dove l’unica parte dell’immagine a fuoco è nell’angolo, riconoscibile solo dalla poesia."

Maria Di Pietro

Testo e racconto fotografico integrale al seguente link:
https://www.mariadipietro.eu/sulla_fotografia_della_vita_quotidiana_d_una_contagiata-r13482
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https://www.manifestoperunafotografiadibellezzaegiustizia.it/taccuino_manifesto-d

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