Sulla fotografia della vita quotidiana d'una contagiata

date » 09-09-2020 18:34

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"La macchina fotografica come sempre era poggiata in qualche angolo della casa.
L’ho presa tra le mani e ho fatto quello che mi viene naturale fare ma, per la prima volta, la storia era esplicitamente mia e non solo: non avevo scampo, potevo solo assecondare me stessa e guardarmi.
Quando Pino mi ha chiesto di vedere le foto che avevo scattato in quei giorni di solitudine e coraggio ero restia, "quelli che hanno veramente qualcosa da dire non parlano", gli ho risposto che le avevo scattate per me soltanto, per resistere, per dare un senso a quanto mi stava accadendo ma, soprattutto, perché avevo paura e volevo che, se qualcosa andava storto, ci fosse traccia di quanto vissuto.
Non volevo condividerle, la riservatezza nasce dalla necessità di difendersi da chi può e sa far male, non volevo che qualcosa che mi apparteneva finisse nel frullatore dello spettacolo, è facile fotografare oltre i propri occhi, complicato fotografare quello che è dentro.
Un caro amico un giorno mi ha detto "siamo la nostra biografia", raccontarla significa donare qualcosa all'altro e... aveva ragione.
Ho scattato queste foto e, come ogni volta, non sono più solo mie, sono già oltre il mio tempo.
Le parole di Pino, il nostro scambio di mail, mi hanno fatto vedere le cose in modo più chiaro. Mi mandó uno scritto, come solo lui sa fare, da allora sono passati sei mesi e quello che mi porto dentro non è solo la paura e l’impotenza di quei giorni ma, soprattutto la stanchezza di quelli che sono venuti e che tutt’ora vivo “camminando dentro la mia vita che non è più la stessa.”
Resistere in questo vuoto è dovere ma, confesso che sono molto stanca... e la rabbia che ho sempre cercato di trasformare in qualcosa di buono, ora è troppa verso un mondo indegno lasciato tutto sulle spalle di pochi, oggi e domani.
Sono passati sei mesi e vorrei poter dire che sto bene e che va tutto bene, ma non è così.
Da soli non si va da nessuna parte e per quanto la bellezza la cerchi in ogni soffio di vento, quello che sto sentendo è una fotografia mossa dove l’unica parte dell’immagine a fuoco è nell’angolo, riconoscibile solo dalla poesia."

Maria Di Pietro

Testo e racconto fotografico integrale al seguente link:
https://www.mariadipietro.eu/sulla_fotografia_della_vita_quotidiana_d_una_contagiata-r13482

Terra Mater di Pino Bertelli

date » 30-09-2019 16:17

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«Non esistono guerre giuste, né guerre sante né guerre “umanitarie”… Avete fatto un deserto di morti e l’avete chiamato pace! Maledette le guerre e le carogne che le fanno! La pace si fa con la pace! Toccare la pace! Toccare la pace! La pace non si concede, ci si prende. Per l’amore come per la libertà non ci sono catene.
Quand’anche avessi tutti i tesori della terra e conoscessi le lingue degli angeli, se non ho l’amore non sono niente! Là dove le nostre lacrime s’incontrano i nostri cuori si danno del tu! Se il sogno di pace, libertà, giustizia è di uno solo, resta un sogno, se è il sogno di tanti diventa storia!».

Pino Bertelli

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Anteprima Corto Nanni 2019

date » 29-08-2019 22:45

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Il 5 ottobre alle 17,30 nei Giardini dell'Arsenale di Piombino ci sarà l'anteprima dell'edizione 2019 di Corto Nanni.
Un'apertura di grande impatto sociale con la presentazione di Guardami il racconto fotografico di Maria Di Pietro che con il suo lavoro ha aperto la collana di fotografia sociale Zero in Condotta diretta da Pino Bertelli ed edita Città del Sole.
Una collana fuori dal coro che vuole dare luce all’essenza della fotografia.
“Quella di Maria è una fotografia della condivisione... riporta in superficie ciò che le istituzioni hanno cercato di sotterrare... non è solo una fotografia in amore verso gli esclusi... è anche una fotografia di denuncia” scrive Pino Bertelli.
"La fotografia di Maria è una ricerca continua, un'immaginazione incessante anche nelle realtà più deboli dove, forza e fragilità si contrappongono e si completano" scrive Felisia Toscano.
“Il connubio che ha dato vita a questo progetto è dato dalla profonda amicizia e dalla stima che da sempre hanno legato mio padre Sergio Manes, che non è più con noi, a Pino Bertelli” afferma Giordano Manes della casa editrice Città del Sole, “inevitabilmente la mia profonda stima per Pino mi ha dato la spinta necessaria a credere fortemente in Zero in condotta e in tutti i lavori che da qui in avanti pubblicheremo, intanto, inauguriamo la collana con il lavoro della fotografa Maria Di Pietro”.

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Appunti dai firmatari

date » 08-09-2019 20:17

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Cogito ergo sum

Mi dicono che scatto buone fotografie... ma mi mancherebbe l’imparzialità dei grandi reporter. Io che non conosco grandi reporter imparziali sorrido e mi congedo. A sentire i benpensanti e gli accademici di professione, sembrerebbe che il vero fotogiornalismo sia quello in grado di fornire informazioni obiettive e precise. Ora è chiaro che non può esistere un buon fotogiornalismo approssimativo, ma credo però possa esistere un discreto fotogiornalismo partigiano, e dopotutto di quale obiettività stiamo parlando? Per anime antiche come quella di un Cartesio, l’unica certezza era quella di pensare... Cogito ergo sum diceva, e non andava più lontano di così. Oggi invece siamo certi di ciò che vediamo, e ‘fanculo se non c’è alcun pensiero in tutto ciò! Chiudere gli occhi in attesa di vedere con il cuore è una grande sciocchezza… ma abboccare allo sguardo vitreo di un occhio meccanico è un’infamia.
«Si scattano fotografie come si tirano sanpietrini» mi ha detto un giorno Pino Bertelli, e non credo fosse una semplice provocazione ma il cuore stesso di un programma culturale in via d’estinzione. Noi che siamo contro il mercato delle notizie combattiamo anche contro l’imparzialità. Chi dice che i fatti vanno separati dalle opinioni lo dice soltanto perché non ha alcuna opinione sui fatti… sciocchezze da mendicanti di consenso! Senza opinioni non esistono fatti che facciano fare qualcosa, e se un fatto non ti porta a fare nulla, allora è un fatto sterile. Se oggi i giornali fanno un grande uso delle fotografie non è perché ne abbiano finalmente compreso la dignità documentale, ma soltanto perché ben servono una certa idea di giornalismo, che sotto una pretenziosa e ridicola obiettività nasconde una totale mancanza di prospettiva.
Oggi suona strano ma non molti anni fa Pasolini scriveva proprio “io penso”, e una volta persino “io so”, e non aveva neppure le prove. Pasolini, senza uno straccio di prova, sapeva. E lo scriveva pure. E voleva che gli si credesse (per la cronaca, egli scriveva che non aveva nemmeno indizi) perché intrepretava il giornalismo come qualcosa in grado di fornire molto più di un semplice fatto. Lui sapeva che i fatti non significano nulla se non vengono interpretati, né le interpretazioni quando prescindono dai fatti, e che pertanto un testo giornalistico (scritto o fotografico che sia) è immancabilmente un prodotto ermeneutico. Quando i discorsi non hanno più alcuna attinenza coi fatti, o i fatti alcun rapporto con le interpretazioni, non c’è più nulla da dire, non una responsabilità da assumersi né una posizione da poter difendere, per cui credo che una corretta riflessione deontologica abbia il compito di mediare tra queste due forme d’immaturità professionale piuttosto che ingrassare le fila di quanti, seppur in buona fede, invocano un’impossibile obiettività relegando il fotografo nell’angolo più buio del fotogramma.
Il punto è che i giornali, affamati di “fatti”, quando non li inventano di sana pianta se ne servono per difendere un giornalismo imparziale, onesto, obiettivo, e al servizio della verità... tutte superstizioni da secondo ginnasio! Verità? Obiettività? Di cosa stiamo parlando?
Personalmente credo che un buon reporter debba dirmi, oltre a ciò che accade nel mondo, in che modo guardare ciò che egli mostra, cioè suggerire una via interpretativa che sia chiara, aperta, e mai dogmatica. Soltanto in questo modo il giornalismo può contribuire a cambiare il mondo senza limitarsi a doverlo raccontare da una distanza cautelare. Nessuno teme i fatti ma le idee con cui li interpretiamo. Prendete pure parte amici reporter, perché se non si è dalla parte di nessuno allora non si è neppure contro qualcuno… e allora tanto vale restare a casa. Finché si scatteranno fotografie e si scriveranno articoli con la pretesa d’essere al di “sopra delle parti” non ci sarà nulla da temere (è proprio il posto che ci vien chiesto di occupare per essere innocui), ma se si prendono a scattare fotografie come si tirano sanpietrini... allora dovranno prepararsi.

Mirko Orlando

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Compagni di strada

date » 03-09-2019 15:33

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Lettera aperta a quanti vogliono conoscere, se lo vogliono, il Manifesto per una fotografia dei diritti umani, pubblicato nella rivista di critica radicale Tracce, 6 luglio 2019.

Carissimi amici/firmatari del "Manifesto per una fotografia dei diritti umani",
oltre alle fotografie e cover di pubblicazioni ecc., sarebbe importante inviare i vostri pensieri o scritti o lettere o quello che vi passa nella mente a info@manifestoperunafotografiadeidirittiumani.it...
riguardo certo alla fotografia dei diritti umani ma, anche ciò che avete in cuore a proposito della colonizzazione della cultura del nostro tempo o a quello che volete...
i debutti non ci fanno paura, nemmeno le rovine della civiltà dello spettacolo che ha posto la "bellezza del giusto, del buono e del bene comune" sul patibolo del mercimonio e lì è morta!
Le incendiarie dell'immaginario (Felisia e Maria) stanno lavorando al nostro sito, quello di tutti noi, in attesa di conoscerci, incontrarci e dare inizio a seminagioni di intramontabili utopie...
non ci sono presidenti né segretari né maestri da imitare o celebrare per chi lavora alla diffusione della fotografia dei diritti umani... ma bracconieri di sogni che dicono la mia parola è no!
al conseguimento del consenso o del successo in questo modo e a questo prezzo!
I "compagni di strada", nello splendore delle proprie diversità, si prendono il libero accesso dappertutto
— festival, salotti, gallerie, musei, giornali, radio, televisione, internet e anche bar, birrerie, magazzini, i più avventurosi posso arrivare perfino nelle carceri o sui barconi dei disperati che fuggono dalle guerre
o parlare — prima di fotografare — diceva un caro amico, con gli ultimi, gli sfruttati, gli oppressi! o fare della resistenza culturale in difesa del pianeta azzurro...
ciò che ci pare sempre più importante, in fotografia e dappertutto, è dire qualcosa su qualcosa e possibilmente contro qualcuno!
un bambino salvato dalle bombe, vale più di qualsiasi premio fotografico o dei piani economici che l'uccidono...
"Ama e fai ciò che vuoi! Ma quello che fai devi farlo con amore verso chi ha bisogno di aiuto!", diceva mia nonna partigiana... —
i fotografi/artisti che sostengono il Manifesto... non hanno nulla da perdere nei confronti dell'omologazione spettacolarizzata/banalizzata della fotografia e della vita quotidiana, solo le loro catene! Huckleberry Finn.

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Appunti dai firmatari

date » 06-09-2019 11:05

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Quando il No! è un movimento deciso del cuore per opporsi ad ogni tipo di pervicace ribalderia...

...mi torna in mente questo scritto da un fumetto di Igort

“Demone della guerra tu che balli sui corpi senza vita, ti sconfiggerà una foglia che cade, l’acqua che scorre, il frullio di un passero. Lo sguardo verso il cielo di un cedro rosso.

Dimenticherò la paura,
accarezzando ancora e ancora
paesaggi inauditi per risvegliare la mia fragilità,
e sarò un foglio di carta di riso,
vertigine di bellezza”

Grazie per il manifesto e le pregevoli attività,
Valeria Pietrunti

Galleria Cinesud: "Valentina in Camera"

date » 03-09-2019 15:30

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Tutti conoscono Valentina; alcuni per sentito dire, i più per aver letto le sue storie.
Siccome nelle sceneggiature di Crepax fa spesso capolino un non celato erotismo, peraltro elegantemente risolto da un inconfondibile tratto grafico, Valentina ha finito per diventare uno dei sex symbol virtuali della nostra epoca.
Galleria Cinesud

https://www.materaevents.it/events/view/fotografia/3309/valentina_in_camera_di_guido_crepax

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A cosa serve la fotografia?

date » 03-09-2019 16:27

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"A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento?"
William E.Smith

“Ho solo cattivi discepoli”, diceva un autore di grande successo della fotografia mercatale, “Mentre cercano d’imitarmi, mi tradiscono, e quando vogliono apparire simili a me, si discreditano.”
“Sono più fortunato di te”, gli rispose un fotografo di strada, mentre asciugava il sangue dal viso di una bambina di Bagdad, “Ho trascorso la mia vita nell’interrogazione e nel rovesciamento non sospetto dell’immaginario,
ed è naturale che ora non abbia alcun discepolo”, ed aggiunse:
“Forse è questo il motivo che ha spinto il Gran Consiglio dell’Industria Culturale a condannarmi per attività sovversive!”.

Pino Bertelli
(détournement a ricordo di Edmond Jabès, maestro di vita, nei vicoli di Napoli, davanti al vino rosso col ghiaccio e acciughe sotto pesto!)

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Oliviero Toscani: i ragazzi di Barbiana

date » 03-09-2019 15:27

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Un invito a osservare anziché giudicare, a pensare invece di credere.

Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto!
Riflessioni con Pino Bertelli e Maurizio Rebuzzini

https://www.corriere.it/19_luglio_07/oliviero-toscani-mostra-matera-don-milani-barbiana-sessantotto-265724fc-a094-11e9-b20c-12356eab285e.shtml

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Gente di Calabria

date » 03-09-2019 15:25

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Genti di Calabria, un progetto ambizioso....Un Atlante Umano fatto di volti, fisicità, posture di Genti di Calabria, abilmente scolpiti dalla macchina fotografica del Maestro Pino Bertelli. Circa 200 foto di calabresi in un atlante di geografia umana (una visione antropologica della Calabria) che ci raccontano ogni giorno qualcosa di diverso in una inesauribile scoperta della nostra Terra.
Niente paesaggi, niente cartoline di Calabria, nessuna composizione, solo figure umane attraverso le quali, dai più piccoli ai più grandi, raccontare la storia, lo splendore, la sofferenza, la ricchezza, la povertà e la speranza di una Terra meravigliosa che non deve rassegnarsi agli eventi ma costruire il proprio destino proprio come quei volti parlanti ci suggeriscono.
Ad accompagnare il racconto di Pino, si insinuano tra le foto, narrazioni di antropologi e studiosi di chiara fama che ci restituiscono un racconto avvincente, una testimonianza che possa rimanere ai nostri figli, prima ancora che a noi. La collaborazione di tutti i partecipanti al progetto è stata naturalmente gratuita.
Il progetto ha previsto anche la realizzazione di una mostra itinerante di 30/50 foto (da esporre in Italia e all'estero) e di un DVD del progetto.
Il libro, la mostra, il DVD e l'archivio delle immagini sono a sostegno della cultura calabrese. A noi non interessa nulla della fotografia corrente, civile, impegnata, democratica, mercantile, amatoriale ecc., ciò che importa per noi è lavorare sull'immaginario dal vero, raccontare l'uomo o la donna non per quello che si vedono ma per quello che sono e come stanno al mondo. Qualsiasi persona (qualsiasi diversità) ha diritto alla bellezza (anche perduta), ciò che importa è respingere dappertutto l'infelicità. E il diritto alla bellezza, quindi alla giustizia, non tiene conto né di un necessario successo né di un eventuale consenso... per la libertà, come per l'amore, non ci sono catene! La libertà (non solo in fotografia ma anche nella vita) non si concede, ci si prende! La bellezza è l'ultima fermata prima del paradiso in terra! La bellezza seppellirà tutti, ma con grazia. Con queste idee in testa (e altri canti di fraternità radicale) abbiamo fatto GENTI DI CALABRIA.
Genti di Calabria è un’opera di fotografia sociale e la realizzazione di questa avventura culturale (quindi politica) è dovuta all’impegno fraterno di Anna Maria, Anna, Iside, Paola, Myriam, Alessia, Francesco, Alessandro, Antonio… e altri passatori di confine o bracconieri di sogni che incontreremo in terra di Calabria. Non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene, e tutto un mondo nuovo da guadagnare.


www.gentidicalabria.it

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